Gli euroscettici hanno davvero sconvolto gli equilibri del nuovo Parlamento Ue? Sicuramente sono stati i protagonisti dell’ultima campagna elettorale e hanno avuto un grosso spazio sui giornali nei giorni in cui si formavano i gruppi politici. Sembrava che i partiti della “vecchia” Europa dovessero essere completamente travolti ma, a sorpresa, lo studio del think tank Bruegel sugli equilibri politici dell’Europarlamento dal 1979 a oggi rivela non poche somiglianze con i partiti europei del passato. Nomi cambiati e composizioni diverse in termini di partiti nazionali, ma negli anni è ravvisabile, secondo il think tank, una certa continuità nelle famiglie politiche europee. Se in Inghilterra e in Francia gli anti-euro come l’Ukip e il Front National sono arrivati primi e la botta per il Governo Socialista di Hollande è stata dura, non è andata così male in altri Paesi Europei, come sottolinea in un’analisi il think tank Bruegel. Basta pensare alla vittoria decisiva del Partito Democratico che ha guadagnato il 41% dei voti. In Spagna il sistema dei due principali poli è stato sgretolato ma a vincere e guadagnare voti sono stati soprattutto partiti pro Europa. In altri Paesi i partiti pur essendo conservatori nei governi nazionali non sono anti Ue come il Fidesz ungherese e i conservatori inglesi. Da considerare gli indipendenti che fanno parte dei Non Iscritti(NI) che oggi hanno un record di numero e tra i cui banchi siedono gli eurodeputati del Front National di Marine Le Pen che non è riuscita a formare un gruppo. Obiettivo invece raggiunto, come è noto, da l’Ukip inglese di Nigel Farage e il Movimento Cinque Stelle che si sono alleati nell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), modificando così il nome del vecchio EFD.
Ma sempre due gruppi hanno caratterizzato l’emiciclo Ue: il centrodestra con i Popolari Europei (PPE) e il centrosinistra con i Socialisti e Democratici (S&D). I liberali di centro, ora noti come l’Alleanza dei Liberali e Democratici (ALDE) ci sono sempre stati così come i partiti comunisti o di altre coalizioni di centro sinistra ora raggruppati nella Sinistra Unitaria Europea/Verdi Nordici di Sinistra (GUE/NGL). Mentre i Verdi Europei (Green) sono apparsi per la prima volta nel 1984 alleati con i partiti regionalisti in un primo momento e organizzati con un proprio gruppo dal 1989. Nel 1994, 1999 e 2004 i Tories inglesi si sono candidati all’Europarlamento con i Popolari per poi dare vita ai Democratici Europei e agli odierni Conservatori e Riformisti Ue (ECR).
Tutto questo mentre il numero degli eurodeputati è quasi raddoppiato, in seguito all’allargamento dell’Europa : dai 410 nel 1979 ai 751 del 2014. La maggioranza attuale è rappresentata dai Popolari in testa con 221 parlamentati, seguiti subito dopo dai Socialisti e Democratici con 191 seggi, i Conservatori con 70 europarlamentari, i Liberali con 67, la Sinistra Unitaria e Verdi Nordici con 52, i Verdi con 50, l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta con 48 e infine i Non Iscritti con 52 membri.
Il voto di queste elezioni è stato come sempre influenzato anche dagli sviluppi politici nazionali e Bruegel interrogandosi sul futuro dei partiti anti euro nelle prossime elezioni del 2019 ritiene che la nomina di Jean Claude Junker del PPE a Presidente della Commissione Ue da parte del Consiglio, rispettando il voto espresso dalla maggioranza degli elettori, che per la prima volta hanno potuto esprimersi in merito, potrebbe dare un segno tangibile del diverso e maggior peso dei cittadini europei nelle scelte politiche della UE.
Irene Giuntella
Per leggere l’analisi del think tank Bruegel
autore Nicolas Véron | Read more at Bruegel http://www.bruegel.org/nc/blog/detail/article/1376-chart-of-the-week-political-groups-in-the-european-parliament-since-1979/